Giorgia Meloni a «Il Corriere della Sera»: «Non sono disposta a barattare la storia e l’identità di FdI per una poltrona di ministro»

non tradirà i suoi elettori per una poltrona e non porterà Fratelli d’Italia al governo se il premier sarà Luigi Di Maio:  «A chi, nelle segrete stanze, mi chiedeva “volete entrare, o no?”, io ho risposto pubblicamente, con un post».

Dall’incontro con Di Maio non ha cambiato idea? «No. E mi sembra surreale che si sia arrivati a discutere i dettagli del cosiddetto contratto di governo senza sapere chi sia la persona che guiderà questo esecutivo. È come essere invitati a un matrimonio quando partecipazioni, abiti, buffet e sala sono pronti, ma non si sa chi sia lo sposo. Ecco, questa cosa sta nascendo cosi».

Il governo giallo-verde rischia di non nascere? «I voti di Fratelli d’Italia per un governo guidato dai 5 Stelle non ci saranno mai. Lo guida Salvini? Sono interessata. Lo guida una persona terza compatibile con noi, come Del Debbio? Ti ascolto. Lo guida Saviano? Non ti ascolto».

Lei non vuole Di Maio e Di Maio ritiene Fdl troppo a destra. Come se ne esce?«Noi non abbiamo chiesto di entrare al governo. È stato lui a chiedermi un incontro, che è stato lungo, cordiale e cortese. Però mi pare ci siano ancora parecchi nodi da sciogliere. Il premier, prima di tutto. Di Maio ha detto che nel governo dovremmo starci anche noi, ma in quel caso ci sarebbe bisogno di un bilanciamento, con lui stesso o un altro del M5S a Palazzo Chigi».

E lei? «Gli ho risposto che non lo posso aiutare, perché non tradirò il mandato degli elettori. Posso accettare un governo a guida centrodestra con l’apporto di altri partiti, per il bene dell’Italia».

State trattando su Difesa e Cultura? «Allora non ci capiamo proprio».

Non state facendo un ragionamento sui ministri? «Mai parlato di poltrone, sono pronta a sfidare chiunque in un confronto all’americana. Non sono disposta a barattare la storia e l’identità di Fdl, per me o per i dirigenti del partito. Non butterò nel cestino la nostra credibilità e coerenza, costruite con tanta fatica, per una poltrona di ministro».

È delusa da Salvini? «Il problema non è la delusione. Penso che Salvini si debba interrogare. Se qualcuno oggi pone il problema che noi siamo troppo a destra mi corre l’obbligo di segnalare a Salvini che, essendo il peso specifico dei 5 Stelle doppio rispetto alla Lega, porranno questo problema per qualsiasi provvedimento si decida di portare in Aula».

Ad esempio? «Essere di destra vuoi dire difendere l’Italia dalla pressione migratoria e dal processo di islamizzazione, difendere famiglia e forze dell’ordine, abbassare le tasse, abolire il reato di tortura, ritenere sempre legittima la difesa personale. Difendere le imprese e i prodotti italiani. Sono preoccupata per i profili di incompatibilità col programma del M5S, che su questioni centrali è schierato più a sinistra che con noi».

Quali sono le sue condizioni per un eventuale sì? «Ho chiesto garanzie su alcuni temi, dallo ius soli alla difesa dell’identità italiana. Voglio un impegno chiaro sul divieto di adozione per le coppie omosessuali, sul no alla patrimoniale, sulla flax tax e sul blocco delle frontiere. E nel caso questa esperienza fallisca vorrei ragionassimo di legge elettorale, per andare subito al voto con il premio di maggioranza senza il ricatto di un altro governo tecnico».

Parecchi paletti… «Senza risposte chiare, non c’è Fdl in questa roba qui».

Con Di Maio vi incontrerete di nuovo? «Vediamo, vediamo. Ho convocato per domani la direzione del partito, dove speriamo di avere gli elementi per una decisione definitiva».

La riabilitazione di Berlusconi cambia il quadro? «Di certo questa notizia rafforza il centrodestra».

Alla fine, lei è tentata più dal governo o dal voto? «Con il premio di maggioranza il centrodestra vincerebbe le elezioni. Forse sarebbe meglio perdere altri due mesi e dare all’Italia un governo fatto di forze compatibili tra loro, piuttosto che lanciarsi in avventure che possono andare bene, ma anche rivelarsi disastrose».

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