Giorgia Meloni a «Il Foglio»: «Presidenzialismo, un Presidente votato è la riforma che serve»

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Al direttore – La gravissima crisi istituzionale, a tratti tragicomica e a tratti grottesca, che la nazione sta attraversando e che sembra senza fine conferisce scottante attualità al tema dell’architettura dello stato e dell’articolazione dei suoi poteri. La destra italiana ha sempre indicato, come via di uscita ai tristi balletti parlamentari nella formazione dei governi, ai quotidiani riti trasformistici delle maggioranze parlamentari ondivaghe e alla strutturale debolezza di una democrazia lenta e avvitata su sé stessa, il presidenzialismo. Come presidente di Fratelli d’Italia già nell’aprile 2013 avevo depositato una proposta di legge costituzionale che prevedeva l’elezione diretta a suffragio universale del Presidente della Repubblica. La palude in cui è sprofondata l’Italia in questi giorni rilancia il tema di un capo dello stato eletto direttamente dal popolo italiano e quindi legittimato ad assumersi ogni responsabilità nell’indirizzo politico della nazione e nelle più importanti scelte di politica nazionale e internazionale.

Un presidente votato dagli italiani, legittimato dagli italiani e che risponde del suo operato solo di fronte agli italiani è la più importante riforma costituzionale che potremmo regalare a una nazione che ha bisogno di stabilità, ma anche di passare da una “democrazia interloquente” a una “democrazia decidente”. Quanto ha pagato l’Italia le indecisioni, i tentennamenti, la mancanza di assunzione di responsabilità? Quanto sta pagando la nazione i riti e i balletti di questa crisi infinita, ove il Presidente della Repubblica, necessariamente confinato al ruolo, poco influente, di notaio delle volontà altrui, ha agito, con esiti disastrosi, fingendo di possedere una legittimazione popolare che non ha? Il presidenzialismo consentirebbe agli italiani di sapere un minuto dopo le elezioni chi governa l’Italia e come la governerà. Ancora il presidenzialismo, collante dell’unità nazionale, consentirebbe alla nostra nazione di discutere serenamente dell’articolazione dei poteri decentrati, senza che si possano temere spinte centrifughe. In altri termini il presidenzialismo, con la sua garanzia dell’indissolubilità dell’unità nazionale, consentirebbe di aprire ad avanzati esperimenti di federalismo. In questi giorni lo spettacolo ben poco edificante di una politica incapace di dare risposte di governo al popolo e di dignità nazionale ad attori interazionali che intervengono a sproposito sulla situazione italiana (complice anche una legge elettorale che, in splendida ma convinta solitudine nel centrodestra, solo Fratelli d’Italia non ha votato) ci induce a ritenere che proprio dalla riforma presidenziale della Repubblica debba ripartire un movimento di patrioti. Doveva cominciare la Terza Repubblica per via contrattuale e invece rischia di arenarsi a prescindere dalle migliori intenzioni dei contraenti, per colpa anche di un sistema costituzionale ormai inadeguato alla velocità della politica e alle necessità della società. Lasciatemi dubitare che, in politica, le rivoluzioni possano nascere sotto i tratti legulei del contratto che, ricordo sommessamente, si stipula fra portatori di interessi contrapposti e che dubitano dell’altrui buona fede al punto che ritengono essenziale proprio la stipulazione di un contratto. In politica le rivoluzioni nascono da esigenze evidenti che si impongono per la loro forza e che poi vengono suggellate non da contratti, ma da patti politici con gli elettori. Tramortita la nascita della Terza Repubblica pervia contrattuale, lancio oggi la nascita della Terza Repubblica per via della più intensa, profonda e rivoluzionaria riforma costituzionale che la nazione attende da decine di anni: il presidenzialismo. Da questo fine settimana Fratelli d’Italia sarà impegnata in questa battaglia politica per la nascita della Terza Repubblica, quella presidenziale, quella di una democrazia finalmente decidente, quella di una democrazia senza oscuri riti parlamentaristi, quella di una democrazia che assicura unità nazionale, ma soprattutto quella di una democrazia che rispetta quello che significativamente è il primo articolo della nostra Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo”, che elegge direttamente il capo dello per la Terza Repubblica, che deve nascere stato.

Sabato 2 e domenica 3 giugno tutti coloro che condividono l’elezione diretta del Presidente potranno firmare la proposta di Giorgia Meloni Fratelli d’Italia nei gazebo che verranno allestiti in tutta Italia, sostenendo la nostra campagna #LoScelgoIO. È una battaglia drammaticamente urgente, rivoluzionaria e che guarda al futuro della nazione, ma anche che arriva dalla tradizione della destra italiana e, per questo, leggendo le aperture di altri movimenti al presidenzialismo, mi sarà permesso parafrasare un grande italiano, Giorgio Almirante, che ci insegnava che dobbiamo sempre gioire quando le nostre verità fioriscono anche sulle bocche altrui.

Da questo fine settimana gettiamo i semi per la Terza Repubblica, che deve nascere da un patto con il popolo italiano: il presidenzialismo.

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