Giorgia Meloni a «Il Messaggero»:«La messa in stato d’accusa? Il Quirinale ha fatto politica»

Le critiche a Sergio Mattarella le conferma tutte e, anzi, rilancia. «È stato lui a non rispettare le istituzioni scendendo nell’agone politico». Né vede frenate da parte del M5S su quell’impeachment proposto per primi da Fratelli d’Italia. Ma agli alleati di centrodestra chiede chiarezza. «Possiamo vincere le elezioni tenendo fede al percorso fatto in questi anni». annuncia che non intende dare alcun appoggio al tentativo affidato dal Quirinale a Carlo Cottarelli. E lo stesso faranno Lega e Forza Italia.

Ma si può dire che il centrodestra esista ancora? «Posso dire che mi auguro esista ancora, mi sembra se non altro un’opzione nella quale sperano gli italiani. Sia il 4 marzo che in tutte le elezioni successive la coalizione ha vinto e in questi giorni sono in giro per l’Italia a sostenere i nostri candidati a sindaco di centrodestra. Al di là delle scelte dei partiti, a me pare che il centrodestra sia maggioritario tra i cittadini e credo che certe sensibilità e certi valori non vadano lasciati senza rappresentanza».

Nel frattempo, però, Salvini continua a incontrare Di Maio e a considerare il contratto con il M5S attuale. Non crede che dovrebbe fare chiarezza? «Mi aspetto chiarezza sia da Salvini che continua a vedere Di Maio, sia da Berlusconi che ha difeso Mattarella. Io mi sento di mandare un messaggio a tutti gli attori in campo, noi possiamo vincere le prossime elezioni senza avventure o capriole».

Non crede possibile un’alleanza Lega-M5S alle Politiche? «Siamo una coalizione con molte sfumature diverse, ma a cui i cittadini chiedono un governo che abbia contorni e contenuti portati avanti negli anni: difesa dell’interesse nazionale e della sovranità, dell’identità italiana, della famiglia, della sicurezza, del lavoro. Non so quanto si possano costruire e difendere con il M5S»

Sarebbe utile una iniziativa pubblica comune? «Serviranno dei chiarimenti, ma non sarò io in questo caso a promuoverne perché ne ho promossi a decine»

Anche sull’impeachment siete divisi. Non le sembra un altro elemento di rottura? «Se non ci fossero differenze tra di noi non saremmo tre partiti diversi ma un unico partito. La nostra posizione è stata quella di non partecipare a questo governo ma allo stesso tempo contestare le scelte di un presidente della Repubblica che francamente è andato molto oltre le sue prerogative. La mancata nomina di Paolo Savona è un precedente che io considero pericolosissimo. Se si tace, si accetta che l’Italia sia una colonia».

Voi però avete sempre difeso i simboli dell’unità nazionale. Non temete che questo attacco a Mattarella mini l’istituzione che rappresenta? «Penso che a mancare di rispetto all’istituzione della presidenza della Repubblica sia un Presidente che scende nell’agone politico. Se accettiamo che il Presidente della Repubblica sia un soggetto politico, allora occorre approvare il presidenzialismo, che è una nostra proposta, ma prevede l’elezione diretta del capo dello Stato. Se le idee di Paolo Savona, che è critico verso l’Ue, sono pericolose allora anche noi di Fdi, che sosteniamo che l’Unione è da rinegoziare, non potremmo partecipare alle elezioni».

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