Giorgia Meloni a «Il Tempo»: «L’Italia non è una colonia. Le politiche saranno un referendum sulla nostra sovranità».

«Le prossime elezioni? Saranno un referendum sulla sovranità italiana. Sul diritto di essere liberi, contro una serie di poteri che hanno molto “agevolato” lo shopping straniero del nostro patrimonio anche per la nostra incapacità di reagire». Per il ritorno al voto, dopo la crisi istituzionale aperta domenica sera, coincide con una resa dei conti che parte da lontano: «Dall’attacco che la finanza ha lanciato nei nostri confronti fin dal 2011…».

Onorevole Meloni, ancora convinta di voler chiedere l’impeachment per Sergio Mattarella? «Sono ancora convinta che il Presidente Mattarella sul caso di Paolo Savona abbia agito al di fuori delle prerogative: non ci sono precedenti sul vaglio di legittimità di un ministro in base alle sue idee. Trovo molto grave, poi, che Mattarella abbia agito sostenendo che era preoccupato a causa delle agenzie di rating: sono società private, agiscono per i loro investitori. Trovo preoccupante che queste contino più dell’indicazione giunta dagli italiani».

Come giudica l’incarico a Carlo Cottarelli? «Come il naturale sbocco di un percorso che Mattarella ha intrapreso fin dall’inizio. Il primo atto non condivisibile è stato non aver dato l’incarico al centrodestra: tutte le giustificazioni a questo gran rifiuto erano campate in aria. Non sta né in cielo né in terra sostenere infatti che quel governo non avesse la maggioranza se poi va bene Cottarelli che ha praticamente solo i voti del Pd».

Da Italia nazione a «sovranità limitata», come denunciano in tanti, a democrazia sospesa? «…fino a diventare colonia. Direttamente. Solo che non ce ne siamo accorti. È accaduto nel 2011 e fui tra i pochi che lo denunciarono. Per questo oggi non accetto che mi si parli di “responsabilità”».

Pronti a manifestare contro ciò che è successo in queste ore, insomma? «Noi, con il rispetto che abbiamo per le istituzioni, intendiamo denunciare quanto è avvenuto, anche con una manifestazione, perché no. Il popolo, se vuole, ha tutto il diritto di ribadirlo. Vedremo. Ciò che è certo è che non ci saranno i nostri voti per Cottarelli».

Che cosa determinerà il «no»? «Per me è una conditio sine qua non per parlare di alleanza di centrodestra. Su questo mi sembra che siamo sulla buona strada dato che nessuno parla di fiducia. Speriamo adesso che si possa votare subito. E che, se si dovesse parlare di nuova legge elettorale, gli alleati non si prestino a votarne una come l’ultima che non poteva dare all’Italia un governo stabile».

Nelle ultime ore si è notato un suo riavvicinamento con Matteo Salvini. «Continuo a dire che sono sempre vicina alle cose che mi sembrano giuste, non alle persone. Non sono una ragazza pon-pon, sono il segretario di un partito. Non ho condiviso la scelta di Salvini di interloquire con i 5 stelle ad esempio: spettava al centrodestra la guida del governo ma Salvini ha preferito trattare per conto della Lega quando noi lo avevamo “trattato” da capo della coalizione. Queste cose rimagono… ma da parte mia ritengo molto più importante il rispetto che si deve alla sovranità italiana».

Salvini sembra tentato di proseguire l’avventura con i 5 stelle. Voi che cosa farete in tal caso? «Sono scenari che prenderò in considerazione solo quando e se si presenteranno. Non ho parlato con Salvini: spero però che questa volta sia più chiaro di come è stato in passato».

Qualche giorno fa lei diceva che il centrodestra era finito. «Penso che il centrodestra sia maggioritario tra gli italiani. E che lo sia anche quando i partiti fanno un po’ di confusione. Il centrodestra, poi, ha una compatibilità di idee che è molto più difficile trovare con i 5 Stelle. Col tempo, oltre il “contratto”, che posizione terrebbero i pentastellati sulle adozioni agli omosessuali, ad esempio? La sabbia sotto il tappeto non si può nascondere per sempre…».

Le prossime elezioni non saranno semplici «Politiche»… «Saranno un referendum sulla nostra sovranità. Per questo mi sento di dire che abbiamo il margine per vincere e per dare un governo vero all’Italia. Non dimentico che l’ultimo è stato abbattuto da Napolitano. Dopo di lui speravamo che il Colle sarebbe tornato al ruolo di arbitro. Speranze mal riposte».

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