Lettera di Giorgia Meloni a «Il Giornale»: «L`assurdo tabù sull`incarico di governo al centrodestra»

Caro direttore, ai miei occhi, e immagino anche a quelli dei tuoi lettori in questi giorni, risulta inspiegabile soprattutto una cosa. La nominerò senza giri di parole: il bizzarro tabù di affidare un incarico di governo a chi ha vinto le elezioni del 4 marzo scorso. Ovvero, la coalizione di centrodestra.

Una posizione tanto più insostenibile se pensiamo che in queste ore girano le ipotesi più cervellotiche di maggioranze, come quella che dovrebbe raccogliersi attorno a un esecutivo supposto «neutrale», che allo stadio attuale conterebbe solamente sui voti del Pd (166 parlamentari, 180 se aggiungiamo i cespugli che si sono presentati alle elezioni sotto l’ombrello renziano). Bene, il tentativo del centrodestra muoverebbe dai 402 parlamentari che mettono insieme Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Perché, mi chiedo, si sono percorse tutte le vie, comprese quelle dei due mandati esplorativi a Fico e Casellati destinati in partenza ad arenarsi, fino al governo neutrale inficiato a priori dai numeri, e non si vuole nemmeno provare a imboccare la strada maestra e più corrispondente alla volontà popolare? Il centrodestra ha preso il 37% dei voti e dispone del 42% dei seggi. Con altre leggi elettorali che sono state a lungo in vigore in Italia, avremmo ampiamente goduto di una maggioranza in autonomia (concedimi al proposito di ricordare un dettaglio non irrilevante: Fratelli d’Italia non ha votato il Rosatellum, prevedendo il rischio dell’attuale stallo). Quindi, un mandato a una figura di spicco del centrodestra che provi a trovare i punti di programma su cui costruire, in modo dichiarato e trasparente, senza imbastire nessun accordo contro natura, delle convergenze nell’interesse degli italiani. Perché poi, mentre qualcuno (in realtà ormai solo gli addetti ai lavori) si appassiona ai riti di Palazzo, ai veti e ai controveti, le emergenze restano intatte e anzi si aggravano: il carico fiscale sull’impresa più alto d’Europa, l’apertura indiscriminata delle frontiere ai flussi migratori, il costante calo della natalità che ci mette a rischio come nazione. Addirittura, si aggiunge in questi giorni lo spettro dell’aumento dell’Iva, evocato senza timore del ridicolo proprio da coloro che lo hanno reso possibile grazie a clausole di salvaguardia fatte apposta per azzoppare chi sarebbe venuto dopo. La tassa postuma del Pd è davvero troppo, per gli italiani che ogni mattina si recano al lavoro. Ebbene, nonostante l’evidente momento di emergenza, che richiede l’opposto del governo di tregua, un governo di battaglia pronto a fare gli interessi dei cittadini, non si vuole concedere una possibilità a coloro che hanno vinto le elezioni. Non essendo giustificata dai numeri, mi viene il sospetto che questa rigidità sia motivata da un’allergia ideologica nei confronti del centrodestra. Il presidente Mattarella senz’altro conoscerà meglio di noi un aforisma di scuola democristiana, secondo cui a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Ecco, caro direttore, speriamo davvero di sbagliarci, perché altrimenti significherebbe che i milioni di elettori che hanno scelto il centrodestra negli ultimi vent’anni sono giudicati elettori di serie B.

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